Gioiosa Marea una storia da scoprire

Gioiosa Marea potrebbe avere origini romane, ma la storia vuole che più che fondatori, i romani furono colonizzatori di questa parte dell’isola. A loro certamente si deve il nome di “Joiusa“, che nell’assonanza con il dialetto in uso parlato dagli abitanti della zona richiama la parola “Giuiusa“, da qui nei secoli divenuta Gioiosa Marea, forse in un riassunto verbale che volesse dare voce a un’immaginario di bellezza inconfondibile e impagabile dato dal meraviglioso azzurro del mare.

E’ sul Monte di Guardia che probabilmente i romani diedero origine al “locus” o meglio “oppidum” ovvero un rifugio utilizzato per difendersi dalle scorrerie che avvenivano sulla costa, usato anche per dare un minimo di protezione ai lavoratori della terra che tra pietre e ruderi, avevano posto una piccola base in questa sperduta zona dell’Impero.

L’antica Joiusa sorgeva su di una vetta a pianoro, con un dislivello sul mare di 800 metri.

Dovette avere una certa rilevanza strategica nel quadro degli avvenimenti del periodo greco-romano e probabilmente non si esclude, anche nei periodi storici precedenti. La sua visuale infatti, consentiva di avere una vista sull’area circostante a 360°: davanti le Isole di Vulcano, Lipari e le vette delle altre Isole Eolie; su entrambi i lati costieri, a sinistra Capo d’Orlando, a destra Capo Milazzo; alle spalle, i Monti Nebrodi e l’Etna.

Proprio per questo il suo nome non è un caso, se a questo proposito si riporta l’aggiunta in “vulgare” al più antico nome latino: “Joiusa Guardia” o “Gioiosa Guardia“, si avvalora l’ipotesi che servisse come luogo per gli appostamenti.

L’insediamento, ancora leggibile in tutte le sue componenti, si innervava su un’asse viario che, percorrendo l’apice del crinale, collegava da nord a sud la chiesa madre con l’area del fortilizio. Quest’ultimo, era situato al culmine dell’altura, ed oggi è completamente scomparso, fatta eccezione per pochi frammenti murari che lasciano ipotizzare la presenza di un torrione di forma circolare. 

Ma la vera storia di “Joiusa” è più facilmente databile intorno al 1360, anno che coincide con la sua vera fondazione.

Quello che sappiamo prima è la storia che riguarda l’ampio e vasto territorio della Sicilia nord orientale, ovvero quando il Conte Ruggero d’Altavilla nel 1062 liberò l’Isola dal dominio arabo, fondò intorno al 1100 il Monastero di Patti. Successivamente, lo concesse come feudo ai Monaci Benedettini e vincolò le popolazioni del Meliuso e del territorio circostante al Monte di Guardia a provvedere al mantenimento dei Frati, mediante periodici contributi.    

Nel 1129 l’Abazia, con decreto pubblicato a Mileto, fu elevata a Vescovato ed il controllo sul territorio da parte delle Autorità Ecclesiastiche dell’epoca si fece più insistente e vessante sino al 1318, quando le condizioni politiche offrirono l’occasione attesa agli abitanti del Meliuso e delle zone limitrofe per ribellarsi al potere ecclesiastico.

Al di la delle dispute interne per il controllo del territorio, fino al 1364 , anno di fondazione di Gioiosa Guardia, il territorio del Monte Meliuso si mostrava come una zona agricola particolarmente fertile.

Fu proprio una comunità agricola insediatasi sull’altura per distinguersi da quella dei pescatori, con base sulla costa a fondare l’insediamento. La popolazione fu unicamente dedita al lavoro dei campi e non vi fu alcuna incidenza di eventi rilevanti che non fossero semplici atti amministrativi o sulla potestà nel governo del territorio nella storia successiva.

Se le notizie precedenti al 1360 lasciano molti dubbi sulle attività che si svolgevano lungo la costa, sul Monte Meliuso, appare invece confermata da diverse fonti documentali la preesistenza di insediamenti isolati.

Tra questi insediamenti e la comunità dei pescatori, quasi sicuramente permase un legame di mutuo soccorso. Proprio durante i periodi di invasioni e saccheggi, il rifugiarsi in montagna verso l’entroterra invece che restare sulla costa, portò anche se questo avveniva per brevi periodi, i pescatori a organizzarsi installando nelle proprie case abbandonate gli attrezzi di modeste entità, mentre il resto veniva trasportato su e già dalla montagna per proteggerlo dalle scorrerie.

Nonostante la fatica e la zona impervia, il verificarsi di eventi bellici alternati ad altri di pace, pose le basi per la moderna struttura dell’attuale Gioiosa Marea, che si distende dalla costa a pianoro, sino ai dolci pendii verso il mare.
   
Quella che conosciamo oggi come l’odierna Gioiosa Marea ha origine verso la fine del Settecento, anche se le sue architetture tendono a richiamare più i palazzi Ottocenteschi, costruiti in pietra bugnata con un misto di strutture in pietra e calce.

Il disegno urbanistico della Città Antica, si ripete in quello successivo visibile nell’odierna città. Si ripropongono ad esempio la suddivisione in quattro quartieri: Nicolò, Madonna delle Grazie, Catena, San Giovanni Battista.

Le vie strette, con pavimentazione al naturale, rispecchiano il carattere della popolazione antica dedita alla coltivazione dei campi e alla produzione di beni di consumo locali. Sono esclusi nonostante la posizione favorevole e le strade presenti, che Gioiosa Guardia fosse un centro dedito ai commerci.

La divisione antica in quattro quartieri si diramava su di un asse viario, piuttosto largo per i tempi, che attraversava l’antica Città per sboccare su una piazzetta circolare, dove si presume potesse ubicarsi il castello di Vinciguerra.

Tre erano le strade che collegavano il paese con l’entroterra, i cui nomi erano: “Scaletta” in direzione di Marina di Patti; “Mali Passi” verso Randazzo e la “Strada Regia” di Calavà, che portava a Capo Calavà, dove sorgeva una Torre.

Si suppone che il punto più alto ovvero “l’oppidum” fosse proprio il punto dedito all’osservazione della costa, luogo dove oggi risulta difficoltoso arrivare sia per la disagevole strada, che per ripidità del tratto che impenna.

Ma se oggi ci appare come difficilmente raggiungibile, all’epoca favorì gli insediamenti intorno, tanto più necessari per le popolazioni della costa, in seguito ai continui saccheggi dei pirati. Grazie anche al clima ancora più mite, per la natura del terreno e l’abbondante presenza dell’acqua raccolta all’interno di cisterne interrate, quello che oggi ci appare come un sentiero impervio, sembra che molti secoli fa, garantisse condizioni di vita più facili.

Le cisterne interrate di varia grandezza costruite in prossimità di quelle che divennero abitazioni, diede origine al Convento dei Frati Minori, accanto alla Chiesa del Giardino. Considerazione che ci mette di fronte al fatto che Gioiosa Guardia sia stata edificata in buona parte su costruzioni preesistenti.

Il metodo di costruzione era caratterizzato dall’uso di pietre e di calce frammista a sabbia di cava chiamata “ripiddu“, per l’innalzamento dei muri maestri, mentre per l’elevazione dei tetti erano impiegate travi in legno e tegole.

Tutto cambiò il 5 febbraio 1783 quando la Città Antica di Gioiosa Guardia fu gravemente distrutta da un terremoto di notevole intensità, il quarto in appena mezzo secolo di storia.

Nell’anno successivo, il 1784, grandi invasioni di cavallette distrussero il raccolto, provocando una grave e penosa carestia.

La popolazione, provata dalle perdite ed esausta dai frequenti fenomeni sismici che sconvolsero la costituzione geomorfologica del territorio con smottamenti e frane, decise, per consiglio dei più anziani e dei rappresentanti della Civica Amministrazione, di ricostruire la città di Gioiosa sulla costa.

L’esodo non fu immediato, da Gioiosa Guardia alla nuova Gioiosa Marea, trascorsero circa vent’anni fra non poche resistenze da parte di autorità e di cittadini.

Questo potrebbe spiegare la ricostruzione della Zona Nord-Ovest dell’antica Città, come atto sentimentale verso un legame con le proprie origini difficile da dimenticare.